Ripartire in sicurezza per i dipendenti della PA tra smart working e lavoro in presenza. La circolare DFP n. 3/2020

In questo mese di settembre, finito il periodo di ferie, la gran parte delle PA si trova a doversi adeguare alle disposizioni emanate durante l’estate, con un forte impatto sull’organizzazione interna.

In pole position nella lista delle priorità ci sono gli adempimenti previsti dalla conversione del cd “Decreto Rilancio”, che ha attivato una progressiva riapertura al pubblico degli uffici pubblici, per rispondere tempestivamente alle esigenze dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali.

Il nuovo regime del pubblico impiego nella fase 3, infatti, pone in capo agli Enti pubblici una serie di adempimenti, sobbarcandosi dei relativi costi: l’obbligo di implementare la mappatura delle attività, di individuare i criteri di preferenza per il collocamento in presenza o in modalità agile dei dipendenti, di riprogrammare le attività in ufficio e regolamentare l’accesso al pubblico, di predisporre e redigere i POLA (Piano Operativo Lavoro Agile), di attivare un processo di analisi e gestione dei rischi, di adempiere ai nuovi obblighi in materia di sicurezza, quali la somministrazione dei dispositivi di protezione personale (DPI) ai dipendenti, la sanificazione degli ambienti, la corretta gestione degli impianti di aereazione, la rilevazione della temperatura, l’aggiornamento del DUVR.

Funzione pubblica è intervenuta sul tema con la Circolare n. 3 del 24 luglio 2020. La Circolare, per la verità abbastanza snella, fornisce “indicazioni per il rientro in sicurezza sui luoghi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” e si sofferma sulle due facce della stessa medaglia: da una parte disciplinare l’esigenza di un ritorno graduale alla normalità, dall’altra garantire che si lavori in sicurezza.

La circolare prende origine dall’articolo 263, che in fase di conversione – avvenuta il 17 Luglio con la L. 77/20 – ha introdotto due significative novità rispetto alla fase precedente: le PA sono chiamate ad organizzare il lavoro dei dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza, applicando il lavoro agile al 50 per cento del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità.

Dal 15 settembre 2020, inoltre, cessa di avere effetto la disposizione che limita la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro (art. 87 co. 1 lett. a del D.L. 18/2020 convertito in Legge 27/2020 cd “Cura Italia”).

Di conseguenza la circolare si sofferma sui seguenti aspetti: in primo luogo la presenza del personale nei luoghi di lavoro non più correlata alle attività ritenute indifferibili ed urgenti: è consentito alle PA di prevedere il rientro in servizio anche del personale fino ad oggi non adibito alle sole attività indifferibili e urgenti. In secondo luogo il superamento dell’istituto dell’esenzione dal servizio: ovvero, non sarà più possibile, esentare dal servizio quei dipendenti pubblici le cui attività non siano organizzabili in modalità agile. Per rendere effettiva la norma le PA dovranno aggiornare ed implementare la mappatura di quelle attività che, in base alla dimensione organizzativa e funzionale di ciascun Ente, possano essere svolte in modalità agile, con l’individuazione del personale da assegnare a queste (nel rispetto dell’obiettivo del 50% del personale impiegato nelle suddette attività).

Inoltre, per garantire la tutela della sicurezza e della salute dei dipendenti, Funzione Pubblica raccomanda alle PA di dare corso ad un processo di analisi e di individuazione di misure di gestione del rischio, attraverso un modello idoneo a garantire le più opportune condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro in cui le attività debbono essere svolte in presenza del personale. Infine, per garantire uniformità di applicazione rinvia al Protocollo quadro per la “prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici in ordine all’emergenza sanitaria da Covid-19” validato dal Comitato tecnico-scientifico e sottoscritto il 24 luglio c.m. con le OOSS.

Ioletta Pannocchia, Direttore Generale PROMO PA Fondazione


Sullo stesso argomento: